Il mio primo libro: onore e responsabilità

Era un desiderio che coltivavo da tempo, e che a un certo punto ho deciso di trasformare in un obiettivo. Dopo trent’anni esatti trascorsi dentro lo sport femminile, prima come direttore sportivo e dirigente, poi come psicologo dello sport, sentivo il bisogno di mettere su carta le tante riflessioni maturate sulla gestione mentale degli atleti.

Oggi quel desiderio ha un titolo: Equilibrio mentale nello sport. Dalla prestazione alla persona: la psicologia al servizio dell’atleta.

Non ho tradito il mio stile. Ho cercato di unire il rigore che un tema così delicato merita a un linguaggio che chiunque possa seguire, senza bisogno di un dizionario specialistico.

Perché un onore

Scrivere un libro sullo sport, per me, significa restituire qualcosa a un mondo che mi ha dato moltissimo. In queste pagine ci sono gli spogliatoi, le trasferte, le vigilie di gara, i silenzi dopo una sconfitta. Ci sono atlete e atleti che ho visto crescere, cadere e rialzarsi.

E ci sono momenti che porto con me da anni: il Setterosa ad Atene 2004 oppure i giorni dei Mondiali di Nuoto di Roma 2009, quando coordinavo i volontari a bordo vasca e avevo davanti agli occhi storie che nessun tabellino avrebbe mai raccontato.

Poter mettere tutto questo nero su bianco è un privilegio. Per questo lo vivo come un onore.

Perché una responsabilità

C’è però un’altra faccia. Parlare di mente, ansia, motivazione e identità significa entrare nella vita interiore delle persone. E farlo per iscritto, davanti a un pubblico ampio, comporta una responsabilità precisa: non semplificare ciò che semplice non è.

Oggi circolano molte ricette rapide per “vincere con la testa”. Io credo l’esatto contrario. Non esistono formule da applicare in sequenza, né un profilo universale del campione. Esiste una persona, con la sua storia, il suo contesto, le sue paure. Prima di intervenire bisogna ascoltare. Prima di categorizzare un atleta bisogna saperlo leggere.

Ho cercato quindi di far dialogare la ricerca scientifica con la pratica sul campo, citando le fonti con precisione e dicendo apertamente quando i due piani non coincidono.

Cosa troverete nel libro

Il percorso si sviluppa in dieci capitoli. Si parte da una domanda semplice solo in apparenza, chi è davvero l’atleta di oggi?, per poi attraversare il rapporto tra teoria e realtà, le dinamiche dello sport di squadra e un capitolo che mi sta particolarmente a cuore: lo sport al femminile, un universo con logiche proprie e non una variante di quello maschile.

Seguono i grandi temi del lavoro quotidiano: la motivazione, l’ansia (che non va eliminata ma imparata a leggere, fino a farla diventare un’alleata), la concentrazione come arte di restare presenti. Affronto poi una domanda che prima o poi ogni atleta si pone, chi sono quando smetto di gareggiare?, e il tema del doping, visto come il momento in cui la mente cerca scorciatoie.

Le conclusioni non offrono certezze. Propongono la complessità come punto d’arrivo, perché è proprio comprendendola che si accompagna meglio una persona.

A chi è rivolto

Ho pensato a chi lo sport lo vive da dentro: psicologi, allenatori, dirigenti. Ma anche ai genitori che accompagnano i figli tra allenamenti e gare, e agli appassionati che vogliono guardare oltre il risultato. Perché il messaggio che attraversa tutto il libro è uno solo: oltre il risultato, c’è sempre la persona.


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Se lo leggerete, sarò felice di conoscere le vostre impressioni. Il confronto, per chi fa la mia professione, resta il modo migliore per continuare a crescere.

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