L’articolo precedente invece di trovare risposte in merito ad un paio di mie proposte concrete, ha ricevuto una risposta stizzita da chi evidentemente si è sentito colpito. Proviamo a spiegare meglio quali notevoli problemi vi sono in merito all’assistenza agli anziani. Ho trovato una riflessione sul web che faccio mia in tutto e per tutto aggiungendo ulteriori spunti.
E’ evidente a tutti (forse) che iIn Italia invecchiare sta diventando un lusso che non tutti possono permettersi. Quando un anziano non è più autosufficiente e i soldi per una RSA non bastano, il problema non è solo economico: è umano, sociale e profondamente politico. È un dramma che si consuma ogni giorno nel silenzio delle case e degli uffici comunali, lontano dai riflettori soprattutto per chi amministra nei salotti invece che a contatto con la gente comune.
Le rette delle RSA raggiungono cifre insostenibili per la maggior parte delle famiglie. Pensioni che non coprono nemmeno la metà dei costi, risparmi che si dissolvono in pochi mesi, figli costretti a scegliere tra il mantenimento dei propri genitori e la sopravvivenza della propria famiglia. Una scelta che non dovrebbe esistere in un Paese che si definisce civile.
Il sistema di assistenza agli anziani scarica il peso quasi interamente sui familiari, lasciandoli soli davanti a una burocrazia lenta, frammentata e spesso disumana. Le liste d’attesa sono infinite, i contributi pubblici insufficienti, le informazioni poco chiare. Nel frattempo, la malattia avanza, la dignità si sgretola e la solitudine diventa una condanna.
Gli anziani diventano numeri, pratiche, costi. Non più persone che hanno lavorato una vita, pagato tasse, cresciuto figli e contribuito alla costruzione del Paese. E le famiglie vengono colpite da un senso di colpa devastante: sentirsi “inermi”, “inadeguati”, colpevoli per non riuscire a garantire cure adeguate a chi li ha messi al mondo.
Questo non è un problema privato, non è una “sfortuna personale”. È una falla strutturale di un sistema che preferisce ignorare l’invecchiamento della popolazione invece di affrontarlo con politiche serie, investimenti e visione. Continuare a far finta di nulla significa accettare che la vecchiaia diventi una forma di povertà e di esclusione.
Un Paese si misura da come tratta i suoi anziani. Oggi l’Italia sta fallendo questa prova. E finché il peso dell’assistenza resterà sulle spalle delle famiglie, senza un reale sostegno pubblico, questo dramma continuerà a consumarsi nel silenzio.
Anni fa esplose il fenomeno di un numero crescente di anziani del nord “parcheggiati” in Rsa del mezzogiorno. Le motivazioni non erano meramente egoistiche, e cioè quelle di allontanare il problema così da ridurre al minimo le visite al congiunto. Una delle cause principali era che molte famiglie non potevano permettersi le rette richieste al nord e per provvedere all’assistenza dei propri anziani, sono stati costretti ad optare per strutture nel Sud, che offrivano rette un po’ più abbordabili.
La situazione economica costringe spesso entrambi i coniugi a lavorare per poter andare avanti e garantire studi e cure ai propri figli. Questo dato di fatto elimina quasi completamente il tempo di poter badare con la dovuta attenzione a chi ha bisogno di assistenza continua e che si avvia verso la non autosufficienza. Ancora peggiore la situazione di chi vive da solo.
Eppure non sarebbe difficile intervenire e lo dico da ex amministratore ormai disgustato dalla politica che però mantiene cognizione di causa. Nella mia stessa città ci vorrebbe pochissimo ad elaborare progetti adeguati ed economicamente sostenibili. Purtroppo mancano gli interlocutori pronti ad ascoltare, in qualsiasi ambito e di qualsiasi colore.
Sinceramente un quadro preoccupante, desolante e direi…umiliante.

